Ho il terrore di muovermi ma non voglio restare dove sono. Vivo una schizofrenia di desideri assoluta. Non ho mai voluto qualcosa più di questo. Non sono poi così sicura. Perché ora che ce l’ho non lo voglio più? Non posso vivere senza. Ce la farei lo stesso. La verità non mi appartiene e non riesco ad essere sincera neppure con me stessa. Vorrei solo avere la libertà di decidere che invece mi è stata negata. Vorrei poter almeno provare. E se la paura di soffrire fosse peggio della sofferenza stessa? Vorrei poter diventare un’altra e allo stesso tempo rimanere la stessa. Cerco di migliorarmi o di imparare qualcosa, ma rimango esattamente come sono. Non sono una che impara, sono una che evita. Mi sento perfettamente normale nel mio mondo pazzo, non voglio diventare come gli altri. Esiste qualcosa di concreto che corrisponde alla parola IO? Se c’è, perché non la trovo da nessuna parte? Mi sembra di non aver mai fatto che recitare, uno dopo l’altro, tutti i ruoli che mi venivano offerti. Di non aver fatto mai una scelta personale, nemmeno una volta.Oggi pensavo… Il sesso forse è la consolazione che si ha quando l’amore non basta. Ma posso dirlo io che che ho sempre pensato che il bacio è un dolce scherzo che la natura ha inventato per fermare i discorsi quando le parole diventano inutili? Io che dell’amore vivo quella parte che pochi hanno il dono di avere il dono di darmi, la follia?Ho bisogno che tu mi guardi. Sono troppo piccola per abbracciare il mondo. Il mio amore è un po’ diverso dal tuo. Una spirale infinita dove uno si rispecchia nell’altro. Aleggi come polvere nelle stanze della mia mente.
E quindi oggi quoto Murakami:
- Forse per il fatto che ho aspettato tanto a lungo, io cerco qualcosa di assolutamente perfetto. Perciò non è facile”. “Un amore perfetto?” “No, nemmeno io aspiro a tanto. Mi basterebbe poter fare i capricci. Questa perfetta libertà”.
- ”Ehi..Ehi.. .mi senti? Dì qualcosa” disse Midori, la testa ancora sepolta nel mio petto.”che cosa?” quello che vuoi, purchè sia qualcosa che mi faccia sentire meglio.”"sei molto carina.”"Midori” suggerì lei “mettici anche il nome.”"sei molto carina, Midori” corressi.”molto quanto?”"tanto da far crollare le montagne e prosciugare i mari.”Lei sollevò la testa e mi guardò. – “sai che le espressioni che usi tu sono assolutamente uniche?” disse.”solo tu mi capisci davvero” dissi ridendo.”dimmi qualcosa di ancora più carino.”"Mi piaci tanto, Midori.”"Tanto quanto?”"tanto quanto un orso in primavera.”"un orso in primavera?” chiese lei sollevando di nuovo la testa “come sarebbe un orso in primavera?”.”un orso in primavera.. allora, tu stai passeggiando da sola per i campi quando ad un tratto vedi arrivare nella tua direzione un orso adorabile dalla pelliccia vellutata e dagli occhi simpatici, che ti fa: ’senta signorina, non le andrebbe di rotolarsi un po’ con me sull’erba?’. Tu e l’orsetto vi abbracciate e giocate a rotolare giù lungo il pendio tutto ricoperto di trifogli per ore e ore. Carino, no?”"Carinissimo”"Ecco, tu mi piaci tanto così.”
- In una bella mattina di aprile, in una via laterale del quartiere di Harajuku, sono passato accanto a una ragazza perfetta, al 100%. Non era una gran bellezza. E nemmeno di un’eleganza strepitosa. I capelli dietro la testa le avevano preso una brutta piega dormendo e doveva essere vicino alla trentina. Eppure già a cinquanta metri di distanza avevo capito che era la ragazza perfetta per me. Dal momento in cui la vidi il mio battito cardiaco divenne irregolare e l’interno della bocca mi si fece secco come la sabbia del deserto. Forse anche a voi piace un tipo particolare di ragazza. Quelle che hanno le caviglie sottili, per esempio, o dei grandi occhi, o delle belle mani… non so, magari vi attirano quelle che amano mangiare con calma, lentamente, o qualche altra prerogativa del genere. Ovviamente ho anch’io il mio tipo. Mi è già successo di andare al ristorante e restare affascinato dal naso della ragazza che sedeva alla tavola accanto. Nessuno però può dire come dev’essere quella perfetta al 100%. Prendiamo la ragazza di quel mattino, non ricordo neppure che forma avesse, il suo naso. Anzi, non ricordo neppure se avesse un naso. Tutto quello che ricordo è che non era una gran bellezza. Molto strano, vero? “Ieri sono passato accanto alla ragazza perfetta al 100%”, dico a uno. “Ah sì?” mi risponde lui. “Era molto bella?” “No, no direi.” “Allora era proprio il tuo tipo?” “Non mi ricordo. Ho dimenticato tutto, che forma avessero i suoi occhi, se avesse molto seno o no…” “Strano.” “In effetti.” “Allora cos’hai fatto?” continua lui con aria annoiata. “Le hai parlato, l’hai seguita?” “Non ho fatto nulla”, rispondo io. “Le sono semplicemente passato accanto.” Lei camminava da est a ovest, io da ovest a est. In una mattina di aprile veramente piacevole. Avrei voluto parlarle, anche soltanto per una mezz’oretta. Chiederle di lei, raccontarle di me. E soprattutto spiegarle le complicate combinazioni del destino che avevano fatto sì che noi due passassimo uno accanto all’altra in una strada laterale di Harajuku in una bella mattina di aprile del 1981. Di sicuro tutto ciò era denso di caldi segreti, come un antico meccanismo costruito in tempi di pace. Dopo aver parlato di queste cose, avremmo potuto pranzare insieme, andare a vedere un film di Woody Allen, fermarci al bar di qualche albergo a bere qualcosa. E con un po’ di fortuna, magari finire insieme in un letto. Una tale possibilità bussava alla porta del mio cuore. La distanza tra lei e me si era ridotta a quindici metri. “Bene, adesso le rivolgo la parola”, ho pensato. “Ma cosa le dico?” “Buongiorno. Posso parlarle un momento, per favore? Mi bastano trenta secondi.” Assurdo, mi avrebbe preso per un rappresentante di una compagnia di assicurazioni. “Mi scusi, sa se c’è una tintoria aperta ventiquattr’ore su ventiquattro, da queste parti?” Ancora peggio. Tanto per cominciare, non avevo neanche la borsa con la roba sporca! Che fosse meglio dirle subito tutta la verità? “Buongiorno. Lei per me è la ragazza perfetta al 100%” Non mi avrebbe mai creduto. E anche supponendo il contrario, era probabile che non avesse nessuna voglia di parlare con me. “Io per lei sarò pure la ragazza perfetta, ma lei per me non è affatto l’uomo perfetto”, mi avrebbe risposto. In tal caso mi sarei sentito perduto, ne sono certo. Ormai ho trentadue anni, tutto sommato invecchiare significa proprio questo. Le sono passato di fianco davanti a un negozio di fiori. Un lieve spostamento d’aria tiepida mi ha accarezzato la pelle. Il marciapiede d’asfalto era bagnato d’acqua, ho sentito un profumo di rose. Non le ho rivolto la parola, non ce l’ho fatta. Lei indossava una maglia bianca e nella mano destra teneva una busta bianca alla quale mancava il francobollo. Una lettera per qualcuno. A giudicare dagli occhi terribilmente assonnati, poteva darsi che avesse passato tutta la notte a scriverla. Poteva darsi che quella busta contenesse tutti i suoi segreti. Ho fatto pochi passi e quando mi sono voltato la sua figura era già scomparsa tra la folla. Naturalmente adesso so benissimo in che modo avrei dovuto abbordarla, quella volta. Ma comunque sarebbe stato un discorso troppo lungo, non avrebbe funzionato. Le idee che mi vengono in mente non sono mai pratiche. Ad ogni modo quel discorso cominciava con c’era una volta… e finiva con non pensa che sia una storia molto triste? C’erano una volta in un posto lontano, un ragazzo e una ragazza. Il ragazzo aveva diciotto anni, la ragazza sedici. Né l’uno né l’altra potevano dirsi molto belli, erano soltanto due ragazzi normali e solitari come ce ne sono ovunque. Però erano fermamente convinti che da qualche parte al mondo esistessero la ragazza e il ragazzo perfetti per loro, al 100%. Un giorno camminando per la strada si trovarono faccia a faccia. “Che sorpresa, ti ho cercata dappertutto”, disse il ragazzo alla ragazza. “Forse non mi crederai, ma tu per me sei la ragazza perfetta al 100%.” “Anche tu per me sei il ragazzo perfetto al 100%”, disse la ragazza. “Sei esattamente come ti immaginavo, in tutto e per tutto, mi sembra di sognare.” I due sedettero su una panchina nel parco e parlarono, parlarono, senza stufarsi mai. Non si sentivano più soli. Trovare il compagno, la compagna perfetta, ed essere a propria volta trovati da lui, da lei, che cosa meravigliosa! Nel cuore però nutrivano un piccolo, piccolissimo dubbio. Era giusto che un sogno si realizzasse così facilmente? “Senti, facciamo un’altra prova”, disse allora il ragazzo in una pausa della conversazione. “Se siamo veramente perfetti al 100% l’uno per l’altra, di sicuro un giorno ci incontreremo di nuovo da qualche parte e quando ci rincontreremo, se ci troveremo ancora perfetti al 100%, ci sposeremo subito, lì sul posto. Sei d’accordo?” “Sì, sono d’accordo”, rispose la ragazza. Così i due si separarono. Invece non c’era alcun bisogno di fare un’altra prova. Erano assolutamente perfetti l’uno per l’altra, al 100%. Ma le onde inevitabili del destino si presero gioco di loro. Un inverno, entrambi si buscarono una brutta influenza che imperversava quell’anno, e dopo essere rimasti per molte settimane tra la vita e la morte, al risveglio avevano dimenticato completamente il proprio passato. Le loro teste erano vuote come il salvadanaio del giovane D.H. Lawrence. Siccome però erano due ragazzi intelligenti e perseveranti, a costo di molti sforzi acquisirono una nuova coscienza e nuove capacità emotive e tornarono a fare magnificamente parte della società. Furono di nuovo in grado di prendere la metropolitana, di cambiare linea, di andare alla posta per spedire una raccomandata. E sperimentarono di nuovo l’amore, al 75 o all’85%. Intanto il ragazzo aveva compiuto trentadue anni, la ragazza trenta. Il tempo era passato a una velocità strabiliante. Poi, in una bella mattina di aprile, lui stava camminando in una via laterale di Harajuku, da ovest a est, per fare colazione al bar, mentre lei percorreva la stessa strada da est a ovest per spedire una raccomandata. Si incrociarono a metà strada. Per un attimo un barlume dei vecchi ricordi illuminò i loro cuori. “E’ la ragazza perfetta per me, al 100%”, si disse lui. “E’ il ragazzo perfetto per me, al 100%”, si disse lei. La luce dei loro ricordi però era troppo debole, le loro parole non erano chiare come quattordici anni prima. Si passarono accanto senza parlarsi e scomparvero tra la folla in direzioni opposte. Non pensa che sia una storia molto triste? E’ così che avrei dovuto parlarle.
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