Rubo un po’ di tempo che non esiste affatto. Che non ho da dare a nessuno in questo momento. Strappo un pezzetto di pomeriggio che al pomeriggio doveva rimanere attaccato. Mi metto le mani sugli occhi e sorrido. Ascolto la musica lenta. Il rumore di fondo delle macchine sulla strada bagnata. Me ne sto a dondolare i pensieri, a gustarmi la pioggia e la nostra strana parentesi. Me ne sto qui con poco più che la musica e un velo di sonno in testa. E sono quasi le sei. Anche se in realtà potrebbe essere un’ora qualunque. Non c’è un orario adatto ad un sorriso come il mio. Non c’è tempo quando si gioca, non c’è quando si sogna nè quando si sorride così. Così come fanno i bambini. Io voglio quello che mi piace. I particolari minuscoli ai margini delle giornate. Quando ci si incanta a guardare il nulla. Gli sbadigli. I sogni ad occhi aperti di qualunque genere. I lampi di genio. I colpi di sonno. Le storie inventate sui passanti. Le canzoni stupide. Le canzoni meravigliose. Le cose a cui si pensa quando si vuole fare un bel respiro prima di buttarsi nella realtà. Ho voglia di ascoltare e di guardare. Ho voglia di tutto ma in un modo diverso e segreto e magico e facile. In realtà non è questione di rischiare. E’ questione di chiudere gli occhi. Che al buio poi i pensieri si trovano da soli…
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